L'azienda come macchina perfetta: l'approccio meccanicistico

Un primo modo per capire un'azienda è immaginarla come un orologio: ingranaggi, procedure, risultati prevedibili. È l'approccio meccanicistico, ed è più utile di quanto la parola "meccanico" lasci intuire.

L'azienda come un orologio

Nel corso del tempo, gli studiosi hanno cercato di spiegare la natura dell'azienda attraverso prospettive diverse. Un primo approccio è quello meccanicistico.

Secondo questa visione, l'azienda può essere rappresentata come un insieme di meccanismi, procedure e regole di funzionamento prestabilite. Ogni attività viene analizzata, misurata e organizzata con l'obiettivo di ottenere risultati prevedibili. L'azienda assomiglia, quindi, a un orologio: ogni ingranaggio deve svolgere il proprio compito e coordinarsi con gli altri.

Perché questo approccio è ancora utilissimo

Questo approccio ha avuto un ruolo importante nello sviluppo dei sistemi di produzione, della contabilità, del controllo di gestione e dei modelli matematici di previsione. E continua a essere molto utile.

Un'impresa deve conoscere i propri costi, misurare i tempi di produzione, controllare i ricavi e organizzare le attività. Affidarsi esclusivamente all'istinto è affascinante nei racconti motivazionali, un po' meno quando bisogna pagare stipendi, fornitori e imposte.

Un cenno all'organizzazione scientifica del lavoro

Le radici di questa visione affondano nei primi del Novecento, con gli studi sull'organizzazione scientifica del lavoro (il nome di Frederick Taylor è quello più citato nei manuali): scomporre i processi in compiti misurabili, standardizzare, cronometrare, eliminare gli sprechi di tempo e movimento. Un'eredità che oggi ritroviamo, in forma aggiornata, in ogni sistema di controllo di gestione, in ogni foglio di calcolo dei costi, in ogni KPI che teniamo sott'occhio.

La struttura dei costi: il primo esercizio meccanicistico da fare

Tradotto in pratica, l'approccio meccanicistico chiede all'imprenditore di rispondere a domande molto concrete: quanto costa davvero produrre un'unità del mio bene o servizio? Quali costi restano fissi indipendentemente da quanto vendo (affitto, utenze, alcune retribuzioni) e quali variano con la produzione (materie prime, provvigioni, lavorazioni esterne)? Quanto tempo richiede ogni fase del processo, e dove si annidano i colli di bottiglia?

Sono domande noiose, se paragonate al racconto epico della "visione imprenditoriale". Sono anche le uniche che ti dicono, con un minimo di certezza, se stai per costruire un'impresa o un hobby costoso.

Il limite: i dipendenti non sono bulloni

Il limite della visione meccanicistica è che le aziende sono composte da persone e operano in ambienti che non sempre si comportano secondo programmi prestabiliti. I clienti cambiano idea. I concorrenti reagiscono. I dipendenti non sono bulloni. E gli algoritmi previsionali, per quanto sofisticati, non ricevono anticipazioni ufficiali sul futuro.

Per questo la prospettiva meccanicistica va tenuta, ma non basta da sola: è la base contabile e organizzativa su cui si appoggiano le altre letture dell'azienda, quelle che raccontano il cambiamento, le relazioni, l'imprevisto.

La domanda critica
Conosco davvero i miei costi e i miei tempi di produzione, o mi affido soprattutto all'istinto?
Portalo nel tuo business plan
Bozza della struttura dei costi e dei primi indicatori da misurare (costi fissi/variabili, tempi di produzione).
Focus per gli studenti (facoltativo)
Cenni a Taylor e all'organizzazione scientifica del lavoro; i limiti del modello quando entrano in gioco le persone.

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