Tolte le procedure e la capacità di adattarsi, resta una domanda semplice: di che cosa è fatta davvero un'azienda? In buona parte, di rapporti tra persone. Alcuni scritti con cura, altri affidati alla fiducia. Entrambi contano.
Una rete di rapporti, non solo un organigramma
Secondo la teoria contrattualistica, l'azienda è costituita da una rete di rapporti tra soggetti diversi. Esistono contratti con i dipendenti, accordi con i fornitori, obblighi verso i clienti, rapporti tra soci, finanziamenti, licenze, concessioni e collaborazioni professionali.
Alcuni di questi rapporti sono formalizzati in documenti dettagliati. Altri sono basati su accordi più semplici, consuetudini o fiducia reciproca. La qualità di queste relazioni incide direttamente sulla stabilità dell'impresa.
Un buon prodotto non basta, se i rapporti sono fragili
Un'azienda può avere un buon prodotto ma soffrire a causa di fornitori inaffidabili, ruoli poco chiari, soci in conflitto o collaboratori che non conoscono le proprie responsabilità. Sono problemi che raramente compaiono nei pitch entusiasti di avvio attività, e che quasi sempre compaiono, puntualmente, nei primi due anni di vita reale dell'impresa.
Accordi formali e accordi informali: differenza pratica
Un accordo formale — un contratto scritto, un patto tra soci, un ordine d'acquisto firmato — mette per iscritto chi fa cosa, entro quando, con quali conseguenze in caso di inadempienza. Un accordo informale si basa sulla parola data e sulla memoria condivisa di ciò che si è deciso.
Gli accordi informali funzionano benissimo finché tutto va bene. Il problema è che servono soprattutto per quando le cose non vanno bene: un ritardo, un cambio di condizioni, un socio che vuole uscire. In quel momento, ciascuno tende a ricordare una versione dell'accordo leggermente più favorevole a sé. Non per malafede, quasi sempre: la memoria umana funziona così.
Mettere per iscritto non è sfiducia
La chiarezza dei rapporti non è burocrazia inutile. È uno strumento di prevenzione. Naturalmente, questo non significa che un contratto ben scritto risolva ogni problema umano. Significa almeno evitare che, quando il problema arriva, ciascuno ricordi un accordo completamente diverso.
Vale per i soci quanto vale per un fornitore: definire tempi di consegna, condizioni di pagamento, cosa succede in caso di errore. E vale per i collaboratori: sapere con chiarezza chi decide che cosa evita — sorprendentemente spesso — la metà dei conflitti interni di una piccola impresa.
Chi sono davvero gli stakeholder della tua idea?
Un esercizio semplice ma utile è elencare, fin dalle prime fasi, tutti i soggetti con cui l'impresa dovrà costruire un rapporto: soci, eventuali finanziatori, fornitori chiave, primi clienti, collaboratori. Per ciascuno, chiedersi: che tipo di accordo abbiamo (o avremo)? È chiaro a entrambe le parti? È scritto da qualche parte, o vive solo nella nostra testa?
Gli accordi e i ruoli con soci, fornitori e collaboratori sono chiari e messi per iscritto, o affidati alla memoria di ciascuno?
Mappa degli stakeholder e degli accordi chiave (soci, fornitori, clienti, finanziatori).
Differenza tra accordi formali e informali; perché mettere per iscritto non è un segnale di sfiducia verso l'altra parte.
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